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lunedì 17 dicembre 2018

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E’ ARRIVATA LA MACCHINA DEL TEMPO
Communiqué
/ Categorie: copertine

E’ ARRIVATA LA MACCHINA DEL TEMPO

Con Street View si viaggia nel tempo con Il software Scene Chronology System che aggiunge la quarta dimensione alle foto dei luoghi

Progetti

Con Street View
si viaggia nel tempo

Il software Scene Chronology System aggiunge la quarta dimensione alle foto dei luoghi, registrando i cambiamenti nel corso dei mesi

di Marco Passarello 1 Marzo, 2015

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Oggi per vedere luoghi lontani non serve prendere l’aereo: Google Earth ci consente di esplorare metro per metro città lontane rimanendo di fronte al computer. Un solo particolare inficia l’illusione di realtà: le immagini non cambiano nel tempo, ma restano fisse all’istante in cui le fotocamere di Google le hanno riprese. Sarebbe interessante potersi spostare nel tempo oltre che nello spazio, e vedere come un determinato luogo si presentava il giorno prima, oppure l’anno scorso.

L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

- See more at: http://nova.ilsole24ore.com/progetti/con-street-view-si-viaggia-nel-tempo#sthash.IF2Jimxn.dpuf
Progetti

Con Street View
si viaggia nel tempo

Il software Scene Chronology System aggiunge la quarta dimensione alle foto dei luoghi, registrando i cambiamenti nel corso dei mesi

di Marco Passarello 1 Marzo, 2015

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Oggi per vedere luoghi lontani non serve prendere l’aereo: Google Earth ci consente di esplorare metro per metro città lontane rimanendo di fronte al computer. Un solo particolare inficia l’illusione di realtà: le immagini non cambiano nel tempo, ma restano fisse all’istante in cui le fotocamere di Google le hanno riprese. Sarebbe interessante potersi spostare nel tempo oltre che nello spazio, e vedere come un determinato luogo si presentava il giorno prima, oppure l’anno scorso.

L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

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Oggi per vedere luoghi lontani non serve prendere l’aereo: Google Earth ci consente di esplorare metro per metro città lontane rimanendo di fronte al computer. Un solo particolare inficia l’illusione di realtà: le immagini non cambiano nel tempo, ma restano fisse all’istante in cui le fotocamere di Google le hanno riprese. Sarebbe interessante potersi spostare nel tempo oltre che nello spazio, e vedere come un determinato luogo si presentava il giorno prima, oppure l’anno scorso.

L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

Fonte Sole24ore

Autore MarcoPassarello



ggi per vedere luoghi lontani non serve prendere l’aereo: Google Earth ci consente di esplorare metro per metro città lontane rimanendo di fronte al computer. Un solo particolare inficia l’illusione di realtà: le immagini non cambiano nel tempo, ma restano fisse all’istante in cui le fotocamere di Google le hanno riprese. Sarebbe interessante potersi spostare nel tempo oltre che nello spazio, e vedere come un determinato luogo si presentava il giorno prima, oppure l’anno scorso.

L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

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L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

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Il software Scene Chronology System aggiunge la quarta dimensione alle foto dei luoghi, registrando i cambiamenti nel corso dei mesi

di Marco Passarello 1 Marzo, 2015

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L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

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Il software Scene Chronology System aggiunge la quarta dimensione alle foto dei luoghi, registrando i cambiamenti nel corso dei mesi

di Marco Passarello 1 Marzo, 2015

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Oggi per vedere luoghi lontani non serve prendere l’aereo: Google Earth ci consente di esplorare metro per metro città lontane rimanendo di fronte al computer. Un solo particolare inficia l’illusione di realtà: le immagini non cambiano nel tempo, ma restano fisse all’istante in cui le fotocamere di Google le hanno riprese. Sarebbe interessante potersi spostare nel tempo oltre che nello spazio, e vedere come un determinato luogo si presentava il giorno prima, oppure l’anno scorso.

L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

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L’idea è venuta anche a Noah Snavely, professore associato di computer science alla Cornell University di New York, che insieme al laureando Kevin Matzen ha creato Scene Cronology System, un software in grado di aggiungere la quarta dimensione, quella del tempo, alle foto dei luoghi.

Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

Al momento il programma ha delle limitazioni: prende in considerazione solo i cambiamenti delle superfici piatte, che tratta come se fossero degli schermi su cui vengono proiettate immagini variabili nel tempo. Gli oggetti di forma diversa, invece, non vengono modificati. L’effetto è comunque notevole: visualizzando Times Square è possibile osservare le variazioni nella cartellonistica a mano a mano che la programmazione cinematografica evolve. Ancora più interessante l’effetto su una palestra per graffitari chiamata 5Pointz, dove è possibile visualizzare i continui cambiamenti di una forma d’arte effimera per sua natura.

Il software viene aiutato dal fatto che le moderne immagini digitali possiedono delle “tag” che indicano il momento in cui sono state scattate, anche se questo può creare problemi quando tali informazioni sono inesatte. Quando si presenta un’incongruenza, gli osservatori umani possono segnalarla. Una volta raccolte informazioni sufficienti, il programma è in grado di datare con grande precisione anche una foto priva di tag, riconoscendo la combinazione di elementi che era presente in un determinato giorno.

L’utilità di un simile programma è data dall’enorme quantità di immagini condivise disponibile online, che cresce di 1,8 miliardi di foto ogni giorno. “Tra qualche decennio, quando avremo accumulato un’enorme quantità di foto, potremo tornare indietro ed elaborare luoghi che oggi ne hanno solo poche”, ha spiegato Matzen. “Immaginiamo un futuro in cui per ogni scenario sono disponibili 100 anni di immagini. Potrebbe anche cambiare il modo in cui pensiamo alla fotografia. Un giorno, qualunque foto si pensi di scattare sarà già stata scattata da qualcuno in precedenza”.

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Invece che su immagini scattate ad hoc, il sistema si basa su ciò che le persone condividono online. È quindi possibile visualizzare solo luoghi molto frequentati. Snavely ha raccolto letteralmente milioni di scatti condivisi nei social network dedicati alla fotografia. Il software sfrutta le svariate angolazioni da cui le foto vengono realizzate per creare modelli 3D dei luoghi. Successivamente viene aggiunta la quarta dimensione, registrando i cambiamenti nel tempo delle varie aree. Per una singola zona il software può elaborare anche centinaia di migliaia di immagini.

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