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martedì 23 ottobre 2018

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IL PESCE PUZZA SEMPRE DALLA TESTA
Communiqué
/ Categorie: copertine

IL PESCE PUZZA SEMPRE DALLA TESTA

Il lancio del sito dedicato agli eventi nel periodo di Expo 2015 conferma l'impermeabilità al cambiamento nell'approccio comunicativo italico.

 


Ogni volta che un progetto di comunicazione di grandi proporzioni prende vita, tutti gli addetti ai lavori, gli appassionati o le persone semplicemente curiose si sentono naturalmente coinvolti e se poi il progetto nasce in un contesto pubblico, gli stimoli diventano maggiori. Dopo alcune grandi figuracce, tra le quali il famoso sito italia.it, che ha rappresentato uno dei peggiori (o migliori dal punto di vista esplicativo) esempi di sperpero di denaro pubblico secondo logiche vetustamente clientelari, basate su incompetenza e superficialità, tutti si aspettavano per il sito dedicato agli eventi del periodo di Expo 2015 un riscatto e se non proprio la perfezione assoluta, qualcosa che potesse spuntare le armi ai critici per definizione, ai demolitori ad oltranza, far ricredere gli scettici e gioire gli entusiasti.

Invece, a poche ore dalla presentazione dei ministri Franceschini e Martina, si è scatenato un vero e proprio tumulto sui social network, un diluvio di critiche ed invettive dove i più pacati (e spesso competenti) hanno prontamente fornito un elenco corposo di tutto quanto NON SI DEVE FARE ed invece è stato fatto. Le reazioni stizzite dei dicasteri coinvolti (Franceschini in primis) certificano la completa incompetenza digitale e comunicativa.

Andando per gradi e partendo dal nome, ecco spuntare da un baule post-bellico un titolo da little Italy, anacronistico, cacofonico e rappresentativo di quegli stereotipi da italietta che tanti onesti operatori del turismo cercano di cancellare con il proprio impegno professionale quotidiano. Eppure c'era stato un sussulto di cambiamento, recentissimo: il video che presentava l'Italia al Summit di Davos, che giocava sugli stereotipi con i quali spesso etichettano gli italiani nel mondo, ribaltandoli con esempi di eccellenza professionale e culturale. Le immagini lasciavano ipotizzare che, almeno per una volta, non fosse il solito prodotto da MINCULPOP realizzato dagli amici degli amici al solo scopo di devolvere prebende, bensì il frutto di qualche soggetto illuminato, magari scelto in virtù delle sue evidenti capacità. Probabilmente il budget previsto per il video era appetibile solo per qualche giovane talento senza santi in paradiso, non come Verybello che, in attesa di maggiori lumi sul bando attraverso cui doveva essere assegnato e che pare sia mai stato fatto, si vocifera sia costato 5 milioni di euro, anche se in una replica il Ministro Franceschini parla di 35.000 (più iva) senza meglio specificare i costi di gestione e parla di un bando il cui tenore si auspica veder presto confermato. La speranza comune è che siano voci prive di fondamento, messe in giro artatamente da qualche detrattore,  voci che possano essere tacitate dai prossimi attesi chiarimenti.

Nulla da chiarire invece sugli aspetti tecnici, palesemente inadeguati alle esigenze. Alcuni esperti si sono dilettati ad analizzare il portale: in calce all'articolo i link ad alcuni di essi. Ne emerge un elenco disarmante, un manuale di tutto quello che di sbagliato  anche il più inetto degli informatici non avrebbe saputo inanellare. Un vero disastro digitale.

Dopo il vero e proprio tsunami social che ha investito Verybello (oltre 15 mila tweet nelle prime 24 ore), è apparsa una piccola Union Jack con dicitura coming soon, a certificare la prossima pubblicazione della versione inglese. Sì, perché ad oggi il sito è esclusivamente in italiano e visto che la maggioranza degli utenti dovrebbe essere straniera, praticamente inutile (il ministro ha già confermato che prossimamente all’inglese seguiranno altre traduzioni). Si è anche provveduto ad allargare l’immagine dello stivale che, in prima istanza, escludeva buona parte del sud, isole comprese.  Piccole grandi perle, che insieme alle lacune tecniche, una progettazione deficitaria, un layout a dir poco discutibile e un’infinità di refusi e dimenticanze (tipo didascalie mancanti o peggio ancora occupate dal memo: inserire qui la didascalia ) rendono quasi incredibile la collana che ne deriva.

Qualche osservatore fa notare come altre nazioni, citando la Danimarca quale esempio, con una popolazione e soprattutto un patrimonio artistico, paesaggistico e culturale di ben diverse proporzioni, gestiscano siti all’avanguardia, collegati a numerosi domini tematici, le cui pagine sono linkate tra loro, dialogano attivamente con i social e la cui navigazione risulta intuitiva e agevole, soprattutto per i nativi analogici e gli utenti occasionali. Molto diverso che “srotolare” il Verybello papiro, specie da mobile, dove in assenza di una banda muscolosa si rischia di morire di tedio in attesa dello svolgersi progressivo.

Ma l'aspetto che indigna maggiormente è la strategia con la quale lo Stato continua ad affrontare l'affidamento della propria immagine, ad ogni livello, dal Ministero al piccolo assessorato, dall’Expo all’evento di paese, con rare e seppur lodevoli,  occasionali eccezioni. Un mix drammatico di incompetenza, faciloneria e clientelarismo, con il solo obiettivo di garantirsi un consenso politico, mediamente immeritato, attraverso la gratificazione di chi si suppone abbia un pur esiguo potere piuttosto che un’adeguata competenza.

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