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lunedì 25 settembre 2017

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Communiqué

MASI, ENOGASTRONOMIA E ARTIGIANATO, QUANDO LA MONTAGNA FA SISTEMA

L'autunno è d'oro in Sudtirolo, tante le occasioni durante il tradizionale “Törggelen“ e la 19° edizione delle settimane della castagna, 17 ottobre-8 novembre 2015


Era tradizione antica per gli altoatesini risalire verso gli alpeggi montani per sfuggire alla calura estiva delle città di fondo valle, trovando ospitalità nei masi contadini in alta montagna. Una tradizione che probabilmente ha generato un imprinting nei suoi abitanti, predisponendoli all'accoglienza turistica, senza dimenticare lo stretto legame con il mondo contadino. E' in questo spirito che quando sembrerebbero spegnersi i fasti della stagione estiva, esaurite le tradizionali ferie, in attesa della neve e dell'apertura degli impianti sciistici, le montagne della Valle Isarco celebrano uno dei momenti turisticamente più belli dell'anno: il “Törggelen“ ovvero l'antica ricorrenza tradizionale dei contadini della Valle di festeggiare la recente vendemmia, offrendo ad ospiti ed amici un assaggio di mosto  (in tedesco Süßer, pronunciato Sìaser) e il vino nuovo (Nuier, pronunciato come si legge). La dolcezza del mosto e del vino appena spillato dai tini si accompagna perfettamente ai semplici piatti della cucina contadina, come lo speck o il Kaminwurzen, il salamino affumicato fatto in casa, con i Krapfen dolci e le immancabili castagne, lessate o arrostite.

Progressivamente è stata proprio la castagna a diventare la protagonista di questo periodo, valorizzando una serie di iniziative che hanno reso la Valle Isarco particolarmente apprezzata anche in questo periodo dell'anno e contribuendo a diffonderne la consuetudine in tutto l'Alto Adige.

Filo conduttore del Törggelen è il Sentiero del Castagno o come sarà più facile vederlo indicato, il "Keschtnweg". Si tratta di un percorso che partendo dai pendii di Novacella e Bressanone, attraversa i boschi ed i prati di Velturno, Villandro, Barbiano, Auna di Sotto per raggiungere Bolzano e l'Altopiano del Renon. Oltre 60 chilometri di sentieri, piste pedonali e ciclabili, che hanno la caratteristica di attraversare anche i centri abitati, permettendo agli escursionisti di alternare le passeggiate tra boschi e alpeggi, a visite nei centri urbani oppure a tappe ristoratrici nelle tipiche Buschenschänke e Hofschänke, le osterie dei contadini dove si può celebrare il Törggelen. I primi, oltre ad etichette del territorio, offrono vini di produzione propria, mentre i secondi propongono vini altoatesini da abbinare con i prodotti del proprio maso.  Incrociando le strade principali, il sentiero consente il collegamento con i mezzi pubblici, per ritornare al luogo di partenza, anzichè visitare un museo o alloggiare in hotel, magari proseguendo il trekking il giorno dopo.  Una delle più frequentate, per le classiche merende del Törggelen  la si incontra poco dopo l'abitato di Velturno, quando il Keschtnweg comincia ad attraversare i prati ampi e curati che regalano una vista mozzafiato verso lo Sciliar e il Gruppo delle Odle; si chiama "Radoar", che significa ruota della vita in lingua romancia, indicando la disposizione circolare dei campi ed è famosa per i vini ed i distillati che si producono.  "Da sempre ci ispiriamo al naturale ciclo della natura- dichiarano Edith e Norbert Blasbichler, proprietari del maso -  ai suoi ritmi, seguendo con pazienza le stagioni ed i suoi frutti".  Radoar  ha origini antiche, tracce certe della sua esistenza si trovano già in alcuni documenti del XIII secolo e continua ad essere uno dei vigneti più alti, con i suoi 900 metri di quota. Da circa vent'anni Edith e Norbert hanno scelto la strada del biologico, più che un metodo di produzione, per loro si tratta di un vero stile di vita.   

Il castagno rappresenta storicamente un baluardo dell'economia contadina, è il simbolo del comune di Velturno e sono moltissime le iniziative che si dipanano nelle settimane di ottobre ed inizio novembre. L'enogastronomia è certamente protagonista e ogni struttura, dai masi ai ristoranti cittadini propone un menù ricco di preparazioni a base di castagne, ma esiste un ampio corollario di utilizzi di questo prodotto anche in altri campi, primi tra tutti  wellness e cosmesi. Nelle spa degli alberghi e degli agriturismi vocati al benessere, sono ormai molti i prodotti a base di castagne utilizzati per la cura del corpo: creme, tonici e detergenti, fino ai rilassanti trattamenti termici, avvolti nel fieno e nelle foglie, le cui proprietà tonificanti sono un ideale completamento alle saune ed ai bagni di vapore. Tra i maggiori sostenitori dei benefici della castagna Franz Tauber, un personaggio fondamentale per lo sviluppo turistico di questi luoghi. La sua famiglia gestisce l’Unterwirt dal 1858 "Era il 1611 quando Jakob Gasser serviva nella sua Stube vino locale ai contadini del paese- racconta Tauber - qui, proprio sopra la chiesa e accanto al castello, gli era sembrato un buon posto. Ed effettivamente la locanda è rimasta quasi immutata per secoli. Solo gli osti sono cambiati. Finché esattamente 150 anni fa Georg Tauber l'acquistò e da allora siamo noi Tauber a occuparci dell’Unterwirt, e siamo ormai alla quinta generazione".

Collegamento d'elezione tra le innumerevoli attività di agriturismo e artigianato locale, l'Associazione Gallo Rosso, nata a fine anni novanta per dare impulso e nuovo vigore ad un settore turistico che si prospettava in forte ascesa. Il delicato equilibrio che impegna i contadini nella gestione economica di un maso, spesso combattuti tra le esigenze di mano d'opera e le difficoltà reddituali, ha trovato nel Gallo Rosso un appoggio concreto sia nella divulgazione che nel coordinamento delle proprie attività.

Ne è prova tangibile l'adesione dei contadini che dall'incoraggiante numero di 600 iscritti della prima ora, è progressivamente salito agli attuali 1.600. Oltre alla "mission" iniziale, ovvero il mantenere il "maso vivo" ed economicamente indipendente con attività complementari all'agricoltura e all'allevamento del bestiame, Gallo Rosso ha cominciato ad individuare alcuni temi specialistici, destinati ad indirizzare gli ospiti, non solo verso un rilassante periodo di soggiorno vicino alla natura, ma anche verso le tipicità più consone alle proprie aspettative. Ecco allora i masi storici, quelli per famiglie, dedicati all'equitazione o agli amanti dell'outdoor.

Dal 2013 è stato introdotto l'artigianato contadino ovvero la categoria dei masi che non offrono ospitalità ma che commercializzano i prodotti artigianali di loro creazione.

Aderire al Gallo Rosso non è un automatismo: i candidati devono sottostare ad una severa selezione e rispondere ad una serie di requisiti piuttosto rigidi, diversi in base alla specializzazione del maso, pur accomunati dall'originalità della struttura e dal circoscritto numero di camere e/o appartamenti.

Un rigore che però ha dato ottimi frutti, sintetizzabili in alcune cifre: un incremento nel corso di 15 anni del 50% dei posti letto, che si è trasformato in un incremento degli arrivi del 224% ed un +188% dei pernottamenti che, lo scorso anno si sono attestati a quota 2.300.000.

 

Ospiti della storia

 Tra i masi a vocazione storica affiliati al Gallo Rosso, uno degli esempi più rappresentativi si trova a Tesimo, un borgo montano incorniciato da frutteti e filari, sul crinale orografico destro dell'Adige, tra Bolzano e Merano. Il maso Gurtenhof è un edificio del XIV secolo che ha mantenuto tutto il fascino antico senza rinunciare al confort. Grazie all'impegno dei proprietari, la famiglia Knoll, che ha proceduto alla ristrutturazione del maso salvaguardando i concetti architettonici propri dell'edificio originario, si possono ancora percepire distintamente le passate destinazioni d'uso dei diversi locali. L'inserimento di materiali e stilemi moderni, con soluzioni tali da permettere la completa fruibilità dei 4 accoglienti appartamenti, non ha minimamente alterato l'antico impianto edilizio, ma ha consentito di armonizzare gli spazi, l'illuminazione naturale e la creazione di soluzioni sorprendenti. Da citare assolutamente l'area wellness alpina, una vera e propria spa a misura di coppia, ricavata dell'antica stalla. Isolarsi dal mondo per una sauna o un bagno di vapore avvolti dalle note balsamiche del pino mugo o della lavanda e, dopo una doccia fredda, avvolgersi in una coperta di lana su di un letto imbottito di fieno è un'esperienza rigenerante, meglio se completata da un passaggio nel curatissimo giardino a godere dell'aria pulita e fresca, con un bel bicchiere di succo di mela e una fetta di pane arricchita dalle confetture sapientemente preparate dalla signora Sabine con le albicocche di casa. Un'esperienza che va oltre il benessere fisico e che, diventando più intima, trasforma un semplice, pur piacevole, soggiorno montano in un momento più profondo di condivisione dell'ambiente circostante.  Il tempo che Sabine ed Erich Knoll dedicano ai loro ospiti va oltre ai doveri di accoglienza, riescono infatti a trasferire una conoscenza dei valori della tradizione, della storia e del territorio non comune, trasformando un semplice soggiorno in una esperienza completa.

Nelle immediate vicinanze, a Nalles, un esempio di osteria contadina secondo i canoni Gallo Rosso, dove la famiglia Pallweber gestisce il  Nalserbacherkeller. Speck, bresaola, carne di manzo e testina di vitello all’agro, le zuppe, “Schlutzer”. Una full-immersion nella tipicità di questi luoghi, accompagnata dai vini prodotti nel maso, magari una giovane ed invitante Schiava o un elegante Gewürztraminer dalle tipiche note speziate.

Relax tra vigne e frutteti

Novacella, a due passi dalla celebre Abbazia, l'orizzonte più prossimo è dominato dalle vigne, che lasciano spazio a qualche frutteto, in un'alternanza ordinata e lineare. In basso, verso Sud, il centro di Varna che apre lo sguardo a Bressanone. Un paesaggio storicamente dedicato al vino. L'Abbazia ha certamente svolto un ruolo fondamentale come punto di riferimento per il conferimento delle uve e la produzione dei vini, ma nel corso degli anni, in particolare oggi, sono in aumento i contadini che hanno scelto di vinificare le proprie uve, proponendo etichette che, in molti casi, stanno diventando dei veri must. Qui la famiglia Huber, dopo aver scelto di concentrare la propria produzione sul vino e sulle mele, abbandonando l'allevamento che ora è l'attività primaria del maso confinante e con il quale avviene un quotidiano scambio di prodotti, gestisce il Griesserhof, che da Buschenschank tra le più apprezzate della zona, ha recentemente deciso di trasformare l'antico fienile in un appartamento per gli ospiti, creando negli ampi spazi tradizionalmente occupati dal fieno, volumi luminosi, le cui grandi vetrate aprono una fantastica vista lungo la Valle Isarco. L'autunno è certamente la stagione più adatta per visitare queste realtà, magari nel periodo della vendemmia, durante le terse giornate di settembre inoltrato odi ottobre, quando il clima è idealmente perfetto per lunghe passeggiate fino al centro di Bressanone o proseguendo lungo il sentiero delle castagne. Durante il Törggelen è consuetudine per il Griesserhof organizzare eventi, musicali o artistici, per offrire una ulteriore nota di appeal alle altre numerose attività.

Storie di osti, santi e principi, il fascino discreto di Bressanone

Dietro all'atmosfera vivace, ancorchè austera che si respira tra le vie della città, i "brixini", così si chiamano gli abitanti di Bressanone o Brixen, come si usa in loco, hanno molte cose da raccontare sul proprio passato: la storia e le leggende che nel corso del tempo, come di solito avviene, si sono mescolate con la realtà, hanno reso difficile tracciare un confine netto tra i fatti realmente avvenuti e quelli solo immaginati.

Per chi volesse vedere Bressanone, anzi Brixen, con occhi diversi da quelli dei tanti turisti di passaggio, vittime inconsapevoli della propria modalità di viaggio, perennemente alla rincorsa della tappa successiva, un consiglio è cercare (magari con l'aiuto del Consorzio Turistico) Toni Russo, un appassionato conoscitore della cultura locale che ha progressivamente abbandonato la sua professione di tecnico per dedicarsi a "raccontare" gli aspetti più particolari ed affascinanti della città e della sua storia.

La successione degli avvenimenti, nel corso degli anni ha condizionato Brixen modificando e plasmando il suo tessuto urbano, ma scoprire questi cambiamenti percorrendo le strade, osservando i palazzi e ascoltando le vicende che li hanno generati, ha un sapore completamente diverso della semplice osservazione. Dal medioevo al rinascimento e progressivamente, fino ad oggi, le influenze della Chiesa, delle signorie locali e dei personaggi che qui hanno vissuto o anche solo transitato, hanno permesso lo sviluppo di edifici sorprendenti, di giardini inaspettati, di consuetudini o modi di fare apparentemente bizzarri, ma inevitabilmente collegati ad episodi storici reali. Il Duomo, il Palazzo Vescovile, il Giardino dei Signori, sono davvero tanti i luoghi da non perdere, ma sono molti anche i locali pubblici divenuti parte indissolubile della città, non solo della storia, ma anche della leggenda, come l'Oste Scuro, che la tradizione vuole da secoli meta delle bevute dei brixini e addirittura di quelle dei santi protettori della diocesi, Cassiano, Ingenuino e Alboino, la cui gestualità, scolpita nel marmo tra i campanili del duomo, si dice faccia riferimento ad un dialogo tra i tre, finalizzato ad attraversare la strada per placare la sete all'Oste Scuro. L'edificio è uno dei più antichi di Bressanone e, pur proprietà del Capitolo del Duomo e abitazione dei canonici, funziona come osteria dal 1743. Si serviva lo “Zehentwein”, il vino dato alla chiesa dai contadini come pagamento dei tributi. L'osteria, avrebbe dovuto chiudere all'imbrunire, con il divieto, tra l'altro, di accendere alcuna luce dopo tale orario. In realtà, questa regola pare non fosse così rispettata e nella "Kapitelschenke" (osteria del Capitolo) si continuava a bere anche a notte fonda, ma al buio. Ecco il motivo per il quale, secondo la tradizione popolare, l’osteria porta il nome diOste Scuro, in tedesco Finsterwirt.

La famiglia Mayr ne è proprietaria dalla seconda metà dell'800 e quando nel 1904 Anton Mayr junior, figlio di Anton Mayr senior e prozio dell’odierno oste Hermann, divenne il nuovo gestore , il suo amore per l’arte si espresse nella fondazione del museo di Bressanone e nella raffinata scelta dell’arredamento del “Künstlerstübele”(Osteria degli artisti) che, unito all'abitudine di molti artisti squattrinati di pagare il conto con una loro opera, lo ha reso uno dei luoghi più particolari e ricchi di opere d'arte della zona. Una sorta di museo naturale, dove cenare deliziando contemporaneamente palato e occhi.

Animi bruschi, vini amabili

"Il legame tra la Valle Isarco ed i suoi vini ha memoria antica", come conferma Elias Holzer nel presentare la storia dell'Abbazia di Novacella e soprattutto i suoi vini. "Il concetto alla base dell'ordine dei Canonici Agostiniani è la convivenza di sacerdoti in una comunità monastica (vita communis), al fine di garantire ai fedeli che la cura delle anime poggi su sicure basi spirituali ed economiche. A oltre 870 anni dalla fondazione dell'Abbazia, la comunità di Canonici, insieme ai suoi molti collaboratori, assolve ad un gran numero di compiti, tutti riguardanti la cura pastorale nel senso più ampio del termine, sostenendosi economicamente con la coltivazione e la vendita di prodotti agricoli come erbe aromatiche, frutta e soprattutto con i vini della sua cantina".

 L'Abbazia produce vino dal 1142, un'esperienza infinita che, unita allo sviluppo tecnologico attuale, ha portato a rendere i suoi vini tra i più premiati ed apprezzati in assoluto. il clima fresco ed i terreni ricchi di minerali sono ideali per lo sviluppo ottimale degli aromi e della sapidità dei tipici vitigni autoctoni come il Sylvaner, il Müller Thurgau, il Kerner, il Gewürztraminer ed il Veltliner.

Nonostante le alterne vicende storiche abbiano più volte visto l'Abbazia attraversare periodi bui, incendi e addirittura saccheggi, oggi visitare il suo interno è un'esperienza unica: i giardini storici, la chiesa con il suo particolarissimo organo stereofonico, il chiostro, la pinacoteca e la splendida biblioteca che, con i suoi 96.000 volumi, rappresenta un patrimonio storico fondamentale per la cultura sudtirolese.

Il vino in Valle Isarco ha fatto molta strada grazie al lavoro dell'Abbazia, ma sono molti i contadini che hanno progressivamente saputo dare personalità e valore al proprio vino, producendo con una propria etichetta e trasferendo nelle bottiglie la propria originalità. Da alcuni anni, diciotto di loro hanno cominciato a riunirsi sistematicamente nel maso di Manni Nössing, l'Hoandlhof, la cui verve istrionica e la ferma determinazione a far bene, ha contribuito a dar vita ad un'associazione che si sta rivelando un ottimo strumento mirato alle visioni future del vino di valle.

" Da quell’idea è nata una storia di successo e di amicizia - dice Manni Nössing - Sebbene ogni  vignaiolo produca vini secondo la propria personale filosofia, tutti sono uniti da un unico obiettivo: dare riconoscibilità e spessore ai vini della Valle Isarco".

Manni, alias Mr.Kerner, come viene spesso definito dopo il successo dei suoi vini nel mondo, Sylvaner, Veltliner, Traminer aromatico, Müller-Thurgau e soprattutto Kerner, uno tra i più interessanti in assoluto, è davvero un personaggio visionario, la cui dote principale è probabilmente saper allineare la tradizione al passo dei tempi, una dote non comune che si conferma con una frase che è anche un monito:  "La cultura del vino non si conserva e alimenta solo tra i filari" e la sua storia non lo può certo smentire.

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