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giovedì 23 novembre 2017

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ALLA SCOPERTA DELLA DALMAZIA DEL VINO
Communiqué
/ Categorie: viaggi, croazia, cultura

ALLA SCOPERTA DELLA DALMAZIA DEL VINO

Paesaggi spettacolari e patrimonio storico e culturale, ma anche grandi vini

Il collegamento tra Croazia e vino non è immediato. Come in molte aree dell’est Europa la produzione vitivinicola sta vivendo una crescita qualitativa e quantitativa solo da pochi anni, nonostante in queste terre la storia del vino abbia radici antichissime. I greci ed i romani hanno cominciato a produrre vino proprio in Dalmazia, area favorita dai terreni rocciosi e calcarei e da un microclima ideale. Per molto tempo la viticoltura ha avuto un ruolo importante nell’economia di quest’area, fino a che le lunghe e tormentate vicissitudini belliche ne hanno praticamente azzerato la produzione.  Oggi una nuova generazione di viticoltori sta riscoprendo i vitigni autoctoni e sviluppando alcuni internazionali che, proprio in Dalmazia danno risultati sorprendenti.

Riguardo gli autoctoni è fondamentale ricordare il Crljenak Kastelanski, progenitore del Primitivo di Puglia e dello Zinfandel californiano. Le recenti ricerche, oltre a confermare l’assoluta conformità genetica tra i vitigni sopracitati, hanno permesso di formulare ipotesi concrete sul viaggio che ha portato il Crljenak Kastelanski dall’originale Dalmazia a traversare l’Adriatico prima e l’Atlantico poi, per arrivare alla California, dove ha avuto uno sviluppo tale da poter essere considerato oggi il vino nazionale americano.

Sulle colline sopra Petrčane e Punta Skala i vigneti sono stati eretti in condizioni estreme, sul terreno roccioso con una pendenza ottimale verso sud-ovest e con una costante circolazione dell'aria, sia dal mare che dal Velebit o Alpi Bebie, il più alto gruppo montuoso croato che, con vette vicine ai 1800 metri di altezza, cinge e protegge la regione dai gelidi venti del nord est europeo. Chi attraversa queste colline per dirigersi verso i complessi turistici Falkensteiner di Punta Skala, tra i più moderni ed esclusivi della Croazia, non può non essere colpito dai 40 ettari di vigna dell’azienda Kraljevski che dolcemente disposta verso sud, sud ovest, guarda le coste rocciose, l’arcipelago di infinite isole e la vicina Zara. L’accoglienza è sorprendente: Zoran Pantalon, che dirige la struttura con un gruppo di collaboratori giovani e dinamici, racconta il “suo” vino con passione. Descrive il Crljenak Kastelanski che ha appena versato nei calici, sottolineando come questo vitigno dia nella terra d’origine un vino inaspettato e diverso da quanto ci si potrebbe attendere. Lontano dalle concentrazioni cromatiche e fruttate dei suoi discendenti genetici, presenta una vivace trasparenza e una bella freschezza, tanto da prestarsi ad una variante rosata o ad essere abbinato, dopo una breve permanenza in cantina, al tipico “brudet” croato, che in ogni diverso luogo viene proposto con piccole varianti di pesce o crostacei. Di tutt’altro carattere è il suo diretto discendente, il Plavac Mali (letteralmente “piccolo blu”) che, coltivato soprattutto sull’isola di Hvar e sulla penisola di Peljesak, nelle sue migliori versioni garantisce vini forti e concentrati, con marcati sentori di confettura rossa, molto più vicini al Primitivo nostrano più tradizionale. Tra i rossi, è considerato una sorta di vitigno nazionale croato e da il suo meglio con le carni arrostite o la cacciagione, anziché con il “Ninski šokol“, le cotolette di maiale essiccate tipiche della Dalmazia.  Il Plavac Mali è costituito da due principali vitigni autoctoni estremamente antichi,il Dobričić di Solta e il Tribidiraga, coltivati nella Dalmazia meridionale da oltre tre secoli.

Questi terreni, noti per generare importanti rossi, vantano però un primato tra le uve a bacca bianca. Infatti il Pošip è stato il primo vino croato bianco a denominazione d’origine protetta, nel 1967.  Nativo dell’isola di Korcula, deve alla composizione del terreno, alla vicinanza del mare e alla discreta escursione termica tra il giorno e la notte, una buona mineralità e altrettanta sapidità. La capacità di Dean Crnošija, enologo responsabile dell’azienda Kraljevski, hanno poi permesso al suo Pošip di mantenere un buon equilibrio tra durezze e morbidezze, in particolare riguardo alle note alcoliche, spesso troppo “calde” nei bianchi croati.

Alcune aree dell’azienda sono ancora coltivate con vitigni internazionali, che in un recente passato sembravano volersi sostituire completamente alle varietà autoctone. La dedizione e l’impegno delle nuove generazioni di viticoltori hanno permesso una progressiva rivalutazione dei vitigni locali, anche i più antichi e dimenticati. Le pratiche di cantina rigorose, unite ad una coltivazione attenta, danno luogo a vini la cui qualità si sta progressivamente allineando ai migliori standard europei, garantendo alla Croazia un ulteriore trasversalità turistica, unita alle bellezze paesaggistiche e storiche universalmente riconosciute.

 

 

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