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lunedì 21 ottobre 2019

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LA CATTEDRALE DEL MARE
Communiqué
/ Categorie: viaggi, svezia

LA CATTEDRALE DEL MARE

Svezia lontana dai luoghi comuni

Il lungo e piovoso inverno di Goteborg comincia a lasciare spazio ad una primavera frizzante. I tonigrigi e freddi vanno sostituendosi a sprazzi sempre più ampi e frequenti di sereno. Le migliaia di piccoli specchi d’acqua, a volte confusi con propaggini di mare incastonate tra larici e betulle, brillano riflettendo la luce ed i colori attorno. Atterrare in una giornata del genere certamente non lascia spazio ad un immaginario urbano, eppure la città è lì a pochi chilometri. Lo testimoniano le lunghe file di taxi, pronti ad accogliere i viaggiatori appena arrivati. La disponibilità e l’economicità dei taxi dovrebbero essere considerati universalmente come uno dei parametri di civiltà per una nazione. Goteborg è una città antica, data quasi quattrocento anni. Interessante notare come tutti i suoi periodi storici siano visibili, semplicemente osservando le costruzioni cittadine, dai bastioni fortificati voluti da Gustavo II nel 1621 per renderla una roccaforte contro i danesi, alle case in legno costruite dagli olandesi tra i numerosi canali cittadini. Goteborg nasce come città commerciale, grazie alla sua posizione e non ha mai perso questa vocazione, che nel corso degli anni l’ha resa permeabile alle novità e disponibile all’accoglienza. La vicinanza con il mare, una costa frastagliata e ricca di insenature, canali ed isole, spesso microscopiche, ha generato negli svedesi un rapporto intimo ed indissolubile con il mare e l’abitudine a viverlo nel modo più completo. La Svezia ha il maggior numero di barche pro capite al mondo e non appena le giornate diventano più miti (anche se si è ancora molto lontani dai climi mediterranei), la costa che da Goteborg sale verso nord fino al confine norvegese si popola di un numero infinito di barche, grandi, piccole, a volte microscopiche, ma sufficienti per spostarsi tra piccoli centri od per raggiungere un angolo dedicato ad un pic-nic tra gli alberi o vicino agli scogli. Se quasi la metà delle imbarcazioni svedesi è concentrata nella regione occidentale, a Goteborg e nei suoi dintorni, esiste un aspetto di questa area scandinava che, pur collegato al mare ed ai suoi prodotti risulta sorprendente per chi proviene da nazioni celebrate universalmente per la propria cultura culinaria. Infatti è proprio la gastronomia ad essersi evoluta negli ultimi dieci anni in modo rapido quanto raffinato. Ormai nella sola Goteborg si contano ben cinque ristoranti “stellati” ed un numero molto maggiore di locali capaci di proporre pesci, crostacei e molluschi nei modi più particolari. Quello che potrebbe essere un apparente svantaggio dei mari freddi ovvero costringere la sua fauna ad un accrescimento più lento che altrove, si trasforma in un grande vantaggio sotto il profilo della qualità. I pesci, ma soprattutto i crostacei di questa zona hanno un profumo ed un sapore unico. Se ne sono resi conto gli chef scandinavi che, anziché continuare a riproporre una cucina internazionale imparata negli stage italiani o francesi, hanno cominciato a studiare piatti che nel rispetto delle materie prime locali, potessero crescere in creatività fino a realizzare una vera e propria scuola gastronomica, capace di competere con le migliori al mondo. Un altro luogo comune sulla Svezia che si può sfatare facilmente durante un soggiorno in loco, riguarda il costo della vita, generalmente considerato più oneroso che nel sud d’Europa. Al contrario le recenti congiunture economiche, hanno reso l’area scandinava molto più accessibile ed in alcuni casi concorrenziale rispetto ai mercati considerati per tradizione convenienti. Goteborg è una città da visitare a piedi, grazie alla sua compattezza ed alla possibilità, quando ci si sente troppo stanchi per proseguire, di prendere facilmente un mezzo pubblico o un taxi per rientrare in albergo. Passeggiare per Haga, la città vecchia, rimanda ad un’atmosfera antica, resa più gioviale dal grande numero di giovani studenti che si incontrano nelle vie lastricate ed ai tavolini dei numerosissimi caffè. Le case sono tutte in legno, dai piacevoli colori pastello e non ci sono dubbi sull’origine olandese degli antichi costruttori, i quali hanno portato fin qui la loro profonda conoscenza nell’erigere case su terreni morbidi e ricchi di acqua. Scendendo tra vie e canali si arriva nel centro, con i grandi musei di design e di arte nordica. Da Gotaplatsen, attraverso il corso principale, Avenyn, si arriva fino al lungomare, dove alcuni dei vecchicantieri navali si sono trasformati in hotel, ristoranti e caffetterie. Le grandi navi da trasporto e da crociera si confondono con traghetti di linea urbana e con barche di ogni tipo e misura. La naturalezza con la quale il traffico nautico fluisce rende perfettamente l’idea di come il mare faccia parte geneticamente di questo popolo. Una vera cattedrale del mare, anzi di quanto si pesca al suo interno, si può definire il padiglione di Feskekorka, il mercato del pesce o come viene familiarmente chiamato qui: “la chiesa”. In effetti la somiglianza con un edificio di culto è molta, almeno all’esterno. L’interno è un vero e proprio paradiso per gli amanti del pesce, dove è possibile sia acquistare i pesci ed i crostacei crudi, come in qualsiasi altro mercato, che già cucinati secondo ricette tradizionali che profumano di aneto e bacche rosse, per poi sedere e consumarli ai tavoli appena fuori il mercato, magari accompagnando il piatto con una birra ed un pezzo di pane caldo. Per i più raffinati, nel soppalco del mercato esiste un piccolo ristorante, Gabriel, dove è sufficiente sedersi ed osservare i cesti di pesce e crostacei che dai banchi sottostanti vengono portati in cucina e poco dopo serviti ai tavoli, per non desiderare altro che uno di quei piatti. Quando poi la stagione lo permette, è d’obbligo fruire dell’estro di Jonas Rundberg, lo chef, che tra i suoi allori gastronomici vanta anche un titolo all’ultimo campionato internazionale di “apertura di ostriche”! Sebbene Goteborg sia una città ancora molto vivibile e tutt’altro che caotica, lasciarla salendo lungo la costa occidentale sembra di entrare in un vero e proprio mondo incantato, fatto di boschi, pascoli e mare. I soli segni di civiltà, oltre all’asfalto delle piccole quanto perfette strade, sono i traghetti che permettono di superare lembi di mare, che inaspettatamente separano due punti della strada o danno accesso a qualche piccolo isolotto, come quello di Mastrand, il cui villaggio, raggiunto durante un temporale, racchiude tutta la rude bellezza di questa terra e di questo mare. Villa Maritime, uno degli hotel dell’isola, sembra tratto da un romanzo di inizio novecento e le sue stanze potrebbero essere cabine di una baleniera, ormeggiata nel porticciolo sormontato dalla fortezza Carlstens, un bastione settecentesco che ha protetto i reali svedesi tradizionalmente qui in vacanza ed i pescatori di questo villaggio oggi così pacifico, da trecento anni di guerre ed assalti. Molto diverso il Grand Hotel Marstrand, realizzato a fine ottocento, impreziosito da verande e decori in legno sui tetti aguzzi. Ma la sorpresa più grande è trovarsi a tavola a gustare ricette a base di crostacei, caviale e panna acida, accompagnate da un profumatissimo Arneis piemontese, addirittura in formato magnum! Il favore che i vini piemontesi incontrano in queste terre è confermato dal patron del locale che alterna la stagione lavorativa a frequenti sessioni di aggiornamento in Italia e particolarmente in Piemonte. Risalendo ancora le coste della regione del Bohuslan si alternano sorprese paesaggistiche, fatte di angoli naturali di una bellezza indescrivibile, dove in ogni scorcio sembra che una regia attenta abbia collocato luci e colori per realizzare una scena unica e ricercata, ad altrettanto sorprendenti opere umane, come il Nordic Watercolour Museum, una costruzione in legno, sulla riva del mare, contenente una galleria d’arte ed una scuola di pittura aperta a gruppi di ogni età. Di fronte un caffè che è anche libreria e piccola galleria per scultori locali. Nulla di strano se ci si trovasse nel quartiere universitario newyorkese o sulla Rive Gauce parigina, anziché nel nulla scandinavo. Poco oltre una nuova sorpresa: di fronte ad una laguna che potrebbe somigliare più ad un lago alpino che all’estremità di un fiordo, si incontra Handelsman Flink, che definire un ristorante od un albergo sarebbe estremamente riduttivo. “L’agitato” da cui deriva il nome della struttura era il titolare dell’unico emporio della zona, rimasto tutt’ora immutato, così soprannominato da uno scrittore, Evert Taube, che nella prima metà del novecento aveva fatto tappa da lui, rimanendo colpito dalla sua flemma imperturbabile, ma soprattutto da una giovane ragazza che, in barca, raggiungeva l’emporio per fare gli acquisti. S’innamorò di lei e si stabilì a Flaton, il villaggio di cui fa parte anche l’emporio di Flink, oggi arricchito diun ristorante e di alcune casette in legno sul bordo dell’acqua, dalle quali si può partire per una gita in barca o per un safari alla ricerca di aragoste con i pescatori locali. Oppure,  più pigramente, si può restare sul terrazzo del proprio chalet a leggere le poesie sulla bella barcaiola, scrutando il fiordo, casomai arrivasse una sua pronipote. Ancora più a nord, all’imboccatura di un profondissimo fiordo si arriva a Lysekil, la principale città dell’area centrale del Bohuslan, inizialmente legata al suo porto ed alla pesca, è considerata da oltre un secolo una meta balneare e termale. Il contrasto tra la zona portuale, dai toni grigi e professionali  e quella residenziale composta da ville liberty e casette in legno verniciato di rosso, è notevole. I turisti sono prevalentemente locali e questo si riflette nelle abitudini e nell’accoglienza, rendendo l’atmosfera unica. Uno degli hotel più caratteristici è sicuramente  l’Havshotell, che Asa Nilsson ha saputo riportare allo splendore delle origini, i primi anni del ‘900. Dal suo giardino roccioso si domina la baia e sedersi al tavolino all’interno del muro circolare a protezione del vento è una sensazione fantastica, se poi, guardando il mare si ha la fortuna di vedere una balena che ha deciso di ignorare le rotte mercantili allora il clima diventa quasi magico.   Una magia diversa, ma altrettanto intensa, si può rivivere ad Uddevalla, una ventina di chilometri ad est di Lysekil, dove, oltre 3000 anni fa, la gente che viveva in queste zone nell’età del bronzo lasciò segni importanti sulle rocce lisce e vaste del luogo, trasformandole in un incredibile museo a cielo aperto. Accompagnati dalle guide attraverso i percorsi che si snodano nei boschi circostanti, è possibile rileggere il mito nordico e le vicende preistoriche fatte di invasioni, guerre, matrimoni e leggende. La ricostruzione, intorno ai siti archeologici, di un villaggio dell’epoca, di altari per i sacrifici e di laghi sacri rende l’ambiente particolare e tutt’altro che artefatto. A poche centinaia di metri è nato il Museo di Vitlyke, un moderno centro eco-sostenibile, che con la sua struttura in legno si confonde con i boschi e le rocce circostanti. L’intero complesso è stato dichiarato dall’UNESCO, patrimonio mondiale dell’umanità. Una curiosità ulteriore sta in alcuni soggetti delle incisioni presenti anche in quelle ritrovate proprio in Italia, in Val Camonica.   Da Vitlyke è d’obbligo salire ancora di alcuni chilometri per raggiungere Fjallbacka, paese natale di Ingrid Bergmans. Si tratta di un villaggio di pescatori che d’estate si anima con migliaia di ospiti che vanno ad occupare le innumerevoli seconde case disseminate sugli isolotti che circondano uno degli ultimi villaggi prima del confine norvegese. D’inverno invece sono ormai poche centinaia i residenti e probabilmente si può ritrovare lo stesso clima che doveva esserci quando la giovane Ingrid decise di abbandonare la casa di legno tinta mattone per il mondo del cinema.   Il percorso lungo l’affascinante costa occidentale svedese deve forzosamente ripiegare a sud per rientrare verso Goteborg, ma è possibile regalarsi un’ultima tappa di charme dormendo a Ljungskile, un borgo di pescatori che si affaccia sul più profondo fiordo di tutta la regione. Si tratta di una villa gotica, fatta costruire da un industriale di Trollhattan, che rimase folgorato dalla bellezza del panorama che si può osservare dal poggio sopra al fiordo, il quale decise che la sua sarebbe stata la più bella casa di tutto il circondario. Alterne vicissitudini fecero si che Villa Sjotorp fosse venduta e poi ricomprata dai discendenti dell’industriale, ma fortunatamente tutto il fascino originale, nonché buona parte degli arredi sono sopravvissuti e sicuramente un soggiorno in questa casa sarà indimenticabile. Un ulteriore tocco di piacere arriva dalla cucina, dove lo chef, membro dell’Associazione Sapori di Svezia Occidentale, ne segue i dettami che prevedono un menù fortemente collegato al territorio, con l’utilizzo di materie prime locali, prodotte secondo rigidi protocolli di tracciabilità ed eco-sostenibilità.  Rivisto sulla carta geografica, il percorso appare breve e le distanze certamente inferiori alla realtà. Eppure ogni villaggio, ogni isola ed ogni angolo visitato lasciano un segno indelebile nel viaggiatore, come i profumi ed i sapori di una terra e di un mare che rifuggono i luoghi comuni, regalando sensazioni indelebili e la voglia di tornare a scoprire le tante cose solo immaginate.

 per ulteriori informazioni visita il sito visit sweden

 

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